Negli ultimi anni la sensibilità verso la fauna selvatica in difficoltà è cresciuta molto. Questo fenomeno è legato da un lato ad una maggiore consapevolezza sull’importanza della biodiversità e alle campagne di sensibilizzazione, dall’altro alla presenza sempre più frequente di animali selvatici in ambienti urbani e periurbani, che aumenta le occasioni di incontro con l’uomo stimolando una maggior attenzione e desiderio di convivenza.
Questa attenzione, però, non sempre è accompagnata da una conoscenza adeguata della biologia e del comportamento di queste specie. Il rischio? Intervenire in modo sbagliato, causando stress da cattura e da presenza umana o danni all’animale… e, a volte, anche a chi cerca di aiutarlo.
Come comportarsi quindi per poter effettuare interventi utili e in totale sicurezza? Ecco alcune indicazioni pratiche per capire quando e come intervenire:
1. Osservare prima di agire
Gli animali selvatici sono definiti tali poiché tendono a evitare l’uomo, al contrario degli animali domestici. Ogni interazione ravvicinata quindi può provocare loro paura, ansia e stress elevati. Prima di avvicinarti, osserva l’animale da lontano, senza farti notare. Questo ti aiuterà a capire se è davvero in difficoltà o se sta semplicemente compiendo comportamenti normali per la propria biologia o etologia.
2. Conoscere prima di agire
Una conoscenza di base della biologia e dell’etologia della specie che stiamo osservando è fondamentale per comprendere se l’animale è in difficoltà ed è quindi il caso di intervenire o chiedere supporto da parte di personale specializzato dei centri di recupero fauna selvatica.
Recuperare un animale che non ne ha bisogno può arrivare a compromettere la sua stessa sopravvivenza: ad esempio, raccogliere un cucciolo sano può interrompere il legame con la madre, con il rischio che questa non lo riconosca più e che diventi orfano.
3. Non "coccolare" un selvatico
Per un selvatico, essere manipolato è fonte di forte stress. Le “carezze” che per noi sono un gesto che comunica rassicurazione non fanno parte del loro linguaggio e costituiscono dunque un tipo di contatto da evitare, poiché possono peggiorare la loro condizione, in certi casi fino a provocare conseguenze gravi e aumentare il loro stato d’ansia fino ad un livello mortale. Scoiattoli, caprioli e molte specie di volatili sono particolarmente sensibili alla manipolazione.
4. Non "imprintare" i selvatici
Se ti occupi della cura e della riabilitazione di un animale selvatico ferito, evita di farlo abituare alla tua presenza, al contatto fisico o – per alcune specie, soprattutto di volatili – alla tua voce. L’addomesticamento di un animale che perde la diffidenza verso l’uomo riduce di molto le sue possibilità di sopravvivenza una volta liberato. L’imprintamento è spesso frutto dell’eccessivo amore per gli animali ma non rispetta la loro natura, finendo per fare produrre gravi conseguenze anziché fare del bene. La gestione di un selvatico deve quindi essere il più distaccata possibile, con manipolazioni ridotte al minimo.
In sintesi: ogni intervento va fatto solo quando necessario e nel modo corretto, sempre nel rispetto della natura dell’animale.
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